mercoledì, 07 maggio 2008
Sarà pure diventato fuorilegge, ma dare un'occhiata agli elenchi dei redditi del 2005 della propria città è molto istruttivo. Ma non per parlarvi - come fanno tutti - del ristoratore che dichiara zero o del commerciante che starebbe comunque morendo di fame, no: prendiamo per un attimo le dichiarazioni per buone, e vediamo un po' cosa se ne ricava.
Nella mia città - che è una città benestante, in media - il più ricco è un signore che non conosco, e mi dicono sia un imprenditore con residenza qui. Il secondo più ricco è un imprenditore notissimo, magnate europeo dell'acciaio, personaggio tanto potente quanto discusso e discutibile, ma sicuramente un imprenditore innovativo e coraggioso. Fin qua, tutto mi fila liscio: che un imprenditore, tanto più se dinamico, diventi molto ricco è nell'ordine delle cose, fa parte del nostro sistema economico. D'altronde lui è ricco, ma in quanto imprenditore crea ricchezza, e dà lavoro a mezza città: ci sta pure, che la sua azione gli abbia procurato un reddito milionario.
I problemi vengono dopo: quando cioè si scopre che il terzo più ricco della città è quel notaio dal quale, quattro anni fa, firmai il rogito per casa mia. E non è mica l'unico: anche il sesto o settimo della lista è un altro celebre notaio, e chissà quanti altri che non conosco, dato che non firmo un rogito a settimana. È qui, che viene da riflettere: quale ricchezza crea, un notaio? A quante famiglie dà il modo per mantenersi onestamente e decorosamente? Di quale coraggio innovativo, di quale rischio personale va premiato? Di quante notti insonni va ricompensato? Quale ricchezza ridistribuisce su quel territorio che gli consente di prosperare? E soprattutto, ripensando al mio costosissimo rogito di quattro anni fa, a chi li prende i soldi, il notaio, quale sforzo ci mette, quali competenze opera?
Insomma: se i primi due meritano un plauso per essere riusciti a raggiungere quei traguardi, il notaio no. Il notaio meriterebbe un calcio in culo per essersi arricchito coi nostri soldi senza fare una cippa.
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categoria:società
martedì, 06 maggio 2008
Sui recenti fatti di Verona, si sono sentite da parte di autorevolissimi esponenti della destra molte sconcezze, come il fatto che bruciare una bandiera sarebbe peggio che uccidere una persona. Ma qua e là, si sono sentite anche delle espressioni assolutamente condivisibili. Mi riferisco, per esempio, alle dichiarazioni di Schifani, che cito dal Corriere: "Sono giovani che non stanno bene, che non hanno equilibrio. Giovani che chiedono di essere rieducati. È come se ci fosse un pezzo della gioventù italiana che non riesce a trovare un suo percorso e la severità della pena va coniugata con la funzione rieducativa". Probabilmente, è vero pure che dietro l'aggressione di Verona non ci sia alcun riferimento ideologico, come va ripetendo Fini, anche se varrebbe la pena di chiedersi come mai, così spesso, gli autori di certe violenze bestiali si raggruppino abitualmente sotto quelle svastiche e quelle croci celtiche che confinano così drammaticamente con l'attuale maggioranza di Governo.
Eppure rimangono delle domande. Se l'assassino è un rumeno a) è colpa del sindaco, b) i rumeni sono tutti delinquenti per ragioni antropologiche, c) non c'è un cazzo da rieducare, galera e buttare la chiave o, come unica alternativa, la magica parola dell'"espulsione", che tanto se un rumeno ammazza una rumena in Romania a noi non ce ne importa un fico secco. Se l'assassino è un veronese, d'incanto ci ricordiamo che la nostra Costituzione (ma la nostra storia, ma il nostro diritto, ma la nostra umanità) ci ricorda che ogni pena deve tendere alla rieducazione del condannato, non tiriamo in ballo il sindaco, non parliamo del degrado delle nostre città, e nemmeno riecheggia per una volta quell'altra magica parola:"sicurezza".

"I morti sono tutti uguali", sì. È che da qualche tempo, in Italia, sono gli assassini ad essere considerati un po' troppo diversi.
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categoria:politica
lunedì, 05 maggio 2008
Secondo me, è una buona notizia. Mi riferisco alla diffusione dei dati Istat, secondo i quali nell'ultimo periodo la contrazione dei consumi ha investito anche le spese alimentari.
Mi è subito tornata alla mente quella signora napoletana che, quand'ero ragazzo, saliva a casa nostra a fare le pulizie. La signora Consiglia era da poco emigrata in Piemonte con la sua famiglia, e subito aveva trovato una relativa abbondanza di mezzi. Erano in cinque e lei cucinava regolarmente, ad ogni pranzo, sette bistecche: il marito, volendo autodimostrarsi la raggiunta agiatezza, pretendeva di vedere ogni giorno due bistecche scivolare nella spazzatura.
Sarà stato un eccesso, per carità, ma alzi la mano chi non svuota periodicamente il frigo da alimenti scaduti o avariati. Io stamattina ho gettato una cotoletta, mezzo pomodoro, mezzo cespo di lattuga e un uovo (spesa da single, scarti da single; ma sempre scarti sono). E allora: se serve un periodo di difficoltà economica per suggerirci di non comprare troppo e non gettare il cibo, ben venga quel periodo.
Mi puzza, tanto, questa retorica dei consumi che sembra diventata un'ideologia. Mi pare proprio che non si possa, contemporaneamente, fare campagne contro gli sprechi alimentari o campagne per la riduzione dei rifiuti, e auspicare che i consumi alimentari crescano: i due termini si elidono fatalmente.

Mi viene in mente anche una vecchia e noiosa prozia, che mi faceva talvolta compagnia al pomeriggio prima che un'ictus la riducesse al silenzio. Di quei miei nove anni passati accanto alla prozia ancora parlante, ricordo soltanto una sua frase: "si consuma!". Qualsiasi cosa facessi, zia Tere era terrorizzata all'idea che io consumassi (sciupassi, rovinassi) qualcosa, un qualche bene materiale che avrei dovuto orgogliosamente conservare integro. Insomma, almeno fino al 1980 "consumare" aveva una valenza linguistica esclusivamente negativa, significava lo spreco di una ricchezza, rovinare qualcosa che andava preservato, dissipare i doni del Signore (nella visione molto pia di zia Tere). Mi piacerebbe capire quando. e soprattutto perché, il termine "consumare" ha assunto una valenza positiva.
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categoria:politica, società
venerdì, 02 maggio 2008
Recita un decreto ministeriale che "Il Ministro delle finanze dispone annualmente la pubblicazione degli elenchi dei contribuenti il cui reddito imponibile è stato accertato dagli uffici delle imposte dirette (...) Gli elenchi sono depositati per la durata di un anno, ai fini della consultazione da parte di chiunque".
Chi l'ha scritto? Visco? Forse. Bisognerebbe scoprire cosa faceva Visco nel 1973, dato che il decreto (tuttora in vigore) è di quell'anno (DPR 600/73; ho citato l'art. 69).

Insomma, un po' di coerenza: se un elenco è pubblico per legge, in base a quale bizantinismo si ritene che non debba essere pubblicato? Non lo si vuole pubblicare? si cambi la legge, non si pretenda di calpestarla.
Poi io, demodé come al solito, continuo a pensare che ciò che un contribuente guadagna/paga non sia in nulla un fatto privato, ma sia qualcosa che riguarda la collettività.
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categoria:politica, società
lunedì, 14 aprile 2008
Sarà la stanchezza, ma non riesco nemmeno ad essere triste. È come tifare per il Toro, in fondo: un destino, uno, se lo sceglie.
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categoria:politica
mercoledì, 26 marzo 2008
A quel signore (o signora, mboh) che tutti i giorni da una settimana buona mi piomba nel blog digitando su google "canta una voce poco fa": se proprio non riesce a scoprire chi canti quell'aria, mi mandi una mail e le spiego tutto. Se vuole, le mando anche qualche mp3. Lo dico per lei, eh? che questo sforzo oltre che ossessivo sta diventando un po' maniacale, se non ci fa attenzione!
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mercoledì, 26 marzo 2008
Cito La Repubblica: «Orgogliosa di essere fascista e di credere negli stessi valori di papa Ratzinger e del cardinale Ruini. Così il candidato premier della Destra, Daniela Santanchè, ha esordito a Napoli in occasione della presentazione del programma del partito. "Se fascista significa essere contro l'egemonia della sinistra - ha detto - e a favore della cacciata dall'Italia degli immigrati clandestini, allora lo sono, come papa Ratzinger e il cardinale Ruini"».
Tiro un sospiro di sollievo: non sono l'unico a pensare certe cose sul Tetesco e su don Camillo.

Se vi avanza un pugno di secondi, andate sul sito del PD e leggetevi l'articolo di Marianna Madia: non è solo di una banalità sconcertante, ma è anche scritto in un italiano scarsino scarsino anziché no. Questa vanta la sua "inesperienza politica" ma in realtà sembra espertissima in vuotismi di stampo forlaniano; tranne per il fatto che l'Arnaldo parlava un italiano abbastanza forbito.

Poi sono altri gli argomenti e i toni di questa campagna elettorale che maggiormente mi colpiscono, va da sé. Ho le mie idee finanche su Alitalia e su Malpensa, e tuttavia me le tengo, perché non sarebbero affatto originali. Gli è che una campagna dove si parla solo ed esclusivamente di temi economici mi rende inevitabilmente afasico. Forza Uolter, hai ancora quindici giorni per parlare di scuola, di cultura, di diritti civili, di questioni sociali, di politica estera... alle volte basta mandare afanculo i cinesi per convincere una pullmanata di indecisi totali, sai? Su, che ce la puoi fare.


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categoria:politica
venerdì, 14 marzo 2008
Ok, ho trovato Di Stefano che canta l'aria del Faust. E non servono commenti.
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categoria:musica
lunedì, 10 marzo 2008
Dopo quella di Padre Pio, assistiamo stupefatti ad un'altra riesumazione: quella di Ciarrapico, detto il Ciarra, che io pensavo fosse morto e invece mi confondevo con Sbardella. Cari ricordi di gioventù, di quel collasso della Prima Repubblica al quale assistevamo con trepidazione e fervore, nella stupida speranza che la Seconda non potesse essere peggio della Prima.
Francamente ignoravo che il Ciarra fosse così fascista, ma nemmeno me ne stupisco. Sono anche convinto che, comunque vada, nel prossimo Parlamento egli si troverebbe in compagnia di numerosissimi altri camerati. E nonostante la mia religione antifascista, di Ciarrapico non mi inquietano le nostalgie, ma le attività presenti e del passato recente. Ne cito qualcuna, a caso: bancarotta fraudolenta della Roma Calcio (condanna a due anni di reclusione); finanziamento illecito ai partiti (altra condanna penale); condanna nel processo relativo al crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, a seguito del quale non ha mai risarcito i danni alle parti civili cambiando continuamente residenza: la delinquenza impunita e furba dei potenti. Se avessi voglia di cercare altre fonti, verrebbero fuori altre cose - a memoria ricordo la storia della "Casina Valadier", ma non ricordo come finì, e il suo intervento nel "Lodo Mondadori", ovvero uno degli affari più zozzi di quel periodo di intrecci tra politica e affari.
Insomma, quand'anche il Ciarra non fosse orgogliosamente fascista, solo in Italia un partito di governo, e che rappresenta quasi mezzo paese, si può permettere di spedire al Senato un lestofante di questa natura.
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categoria:politica
giovedì, 06 marzo 2008
Perché quando Famiglia Cristiana attacca Veltroni se ne trova cronaca sulle prime pagine di tutti i quotidiani, e quando invece, la settimana dopo, Famiglia Cristiana attacca il PDL nessuno ne parla?
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categoria:politica