mercoledì, 03 dicembre 2008
Limitiamoci ai fatti degli ultimi giorni, che ormai ho la memoria corta anch'io.

Il Governo taglia le agevolazioni per l'energia alternativa. Il PD sta quasi zitto.

Il Vaticano non si schiera contro (e quindi si schiera a favore) la persecuzione degli omosessuali e la discriminazione dei disabili. Pur sapendo quale peso possa avere la posizione del Vaticano presso l'attuale Governo, il PD è muto.

Berlusconi propone di "regolamentare" Internet. L'unico governo che regolamenta efficacemente Internet è quello cinese, e sappiamo come. Il PD non dice una parola.

Riparte la campagna d'opinione per l'abolizione delle Province. Tutti i partiti si schierano, pro o contro, tranne uno: è il PD, che tace come solo una tomba sa tacere.

Il Governo porta l'Iva al 20% per la TV a pagamento, ed è un atto dovuto. Dopo aver sprecato un'esistenza intera a lamentare - giustamente - la televisionizzazione della vita e della politica, il PD strepita, e ne fa la sua battaglia del Piave in nome dei diritti della povera gente.

Poter vedere Sky è diventato più importante dei diritti dell'uomo, del diritto di comunicare, dell'efficacia della pubblica amministrazione, del collasso energetico?
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martedì, 18 novembre 2008
Stasera sono andato, in un teatrino qua giusto sotto casa, a una riunione pubblica del PD. C'era la senatrice Soliani che parlava dei tagli alla scuola; e ci sono andato un po' per dovere, un po' perché era vicino, soprattutto per la simpatia e un mai saldato debito di riconoscenza verso la Soliani.
Però non ho capito perché quest'iniziativa si sia fatta.

Mi spiego subito. Fino a mica troppi anni fa, era assolutamente necessario che i parlamentari venissero in Provincia a spiegare cosa stava succedendo a Roma, e a dirci cosa ne pensavano loro. Ora no. Ora con un paio di clic si hanno i testi dei decreti e delle leggi, nonché l'opinione di chiunque sui medesimi. Per dire, con un paio di clic uno trova anche la mia opinione sulla Gelmini, figuriamoci se non trova quella della Soliani. Ci ha raccontato, insomma, una serie di cose che sapevamo già, o che comunque avremmo potuto agevolmente sapere se avessimo avuto voglia di informarci adeguatamente.

Poi, qua e là, qualche frase illuminante. La Soliani ci raccontava di come gli studenti della Sapienza, dopo essersi consultati nei vari forum su internet, in tre ore di assemblea avessero saputo stendere una piattaforma programmatica perfetta, invidiabile, che il PD avrebbe potuto e dovuto copiare. Ci ricordava che Obama le lezioni le aveva vinte così, facendo dialogare la gente in rete. Con un sorrisetto ironico ci ricordava - ma lo sapevamo già, eh? - che il PD è lontano anni luce da qualsiasi forma di modernità comunicativa, e che tutte queste cose non le saprebbe fare.

Ohibò: fatta la diagnosi, trovata la terapia, non sarebbe ora di cominciare a prendere le medicine? Non sarebbe ora di capire che la vita di un partito o è reticolare o non è democratica?
Me lo chiedo, pensando con parecchia nostalgia all'inizio della mia attività politica: in un'epoca in cui nessuno sapeva nemmeno accendere un computer, ci fu un signore che battezzò il suo partito "La Rete"; aveva capito l'importanza della comunicazione reticolare senza neppure aver l'esempio di internet.
Rimpiango quegli anni. Rimpiango quel movimento che si prefiggeva un umile, semplice scopo: quello di dire la verità ad ogni prezzo. Rimpiango quell'epoca dove le profezie potevano avverarsi. E penso che in fondo il mio partito sia rimasto quello, e il mio leader sia rimasto Leoluca Orlando.

Aggiungo un post scriptum. Non pretendo che sia Veltroni in persona a rispondere alle questioni che si aprono sulla sua pagina di Facebook; mi va benissimo che sia un suo scagnozzo. Però lo scagnozzo dovrebbe peritarsi di rispondere, ogni tanto. Perché la democrazia non è un posto dove ognuno latra ciò che vuole, e poi il capo decide senza aver ascoltato nessuno.
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categoria:politica
domenica, 09 novembre 2008
Succede che uno scrittore di fama e di talento come Camilleri, nell'ambito di una lezione di letteratura, in non si sa quale contesto, dica che la Gelmini non è un essere umano. Subito a sinistra si scatena la corsa a chi difende meglio la Gelmini: lo fanno tanto quelli del PD che quelli di Rifondazione (ormai è noto, si uniscono solo quando non dovrebbero farlo). Parole e giudizi pesantissimi sull'anziano romanziere, ignorando (o fingendo di ignorare) che Camilleri non fa politica, e che quella frase non l'ha detta in Parlamento.

Succede, nello stesso giorno, che un anziano signore - ex presidente della Repubblica, ex ministro degli Interni, ex primo ministro, ex essere umano - si metta a dispensare consigli alle forze di Polizia sulla gestione dell'ordine pubblico in merito alle proteste studentesche. Suggerisce di mettere degli infiltrati tra gli studenti, in modo che ci scappi il morto e che - quindi - la Polizia sia poi autorizzata ad usare il pugno di ferro e a menare botte da orbi sugli studenti. "Solo dopo che la situazione si aggravasse" dice il grande vecchio "e colonne di studenti con militanti dei centri sociali, al canto di Bella ciao, devastassero strade, negozi, infrastrutture pubbliche e aggredissero forze di polizia in tenuta ordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro, anche uccidendolo, farei intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell'ordine contro i manifestanti". Sulle parole violente e schifose di Cossiga, non leggo nemmeno una reazione del PD, di Rifondazione o di chiunque altro. Capisco la pietas per un uomo evidentemente rimbambito (se non lo fosse, non direbbe tutto questo alla stampa, ma direttamente a Maroni o a Manganelli); ma non capisco come si possa non capire che queste idiozie possono generare opinione. Non capisco come una classe dirigente democratica non possa finalmente dire a Kossiga che sarebbe ora di ritirarsi in un ospizio, farlo interdire, sollecitare i giornalisti a non dargli più ascolto.

Invece no. Critichiamo Camilleri, e ascoltiamo deferenti le stronzate di Cossiga.
Il PD ha segnato un altro punto in negativo nella mia considerazione.
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categoria:politica
martedì, 04 novembre 2008
In merito alle più recenti - e particolarmente sconce - dichiarazioni binettiane sui gay, e alla prevedibile reazione veltroniana all'insegna del volemose bbene, sono andato su FacciaBuco e ho scritto due righe a Uolter. Ve le incollo, non senza avervi prima detto che mi sto stracciando i coglioni con Veltroni, coi veltroniani e coi veltronismi.

Caro Walter (o chi per esso), sono esterrefatto. Sono esterrefatto nel leggere che la Binetti può dire quel che vuole, perché nel PD non esiste il reato d'opinione. Toh, io credevo che ci si riunisse in un Partito in virtù della consonanza di opinioni, invece no: siamo talmente democratici che possiamo dire quello che ci pare. Eppure, sono convinto che se io - miserando consigliere provinciale - domani uscissi sulla stampa locale a dire che tutti i preti, in quanto chiamati a reprimere la propria sessualità, sono degli stupratori potenziali, passerei un guaio serio col Partito. Non lo dirò, poiché non lo penso, ma in fondo sarebbe un pensiero più logico di quello espresso dalla signorina Binetti.
Caro Walter (o chi per esso), di' la verità: diciamo di non essere omofobi perché bisogna, ma questo pensiero è l'ultimo della nostra lista. "Opinioni personali", quelle della Binetti: ma stiamo scherzando, vero? Lo sai anche tu che se un politico francese pronunciasse la metà delle sconcezze binettiane verrebbe radiato non solo dal PS, ma anche dai centristi e dai gollisti, e che certe affermazioni là trovano cittadinanza solo presso Le Pen (ovviamente il discorso è analogo per l'Inghilterra, la Germania, la Spagna e tutto l'Occidente)?
No, caro Walter (o chi per esso), non si può andare avanti così, a dare cittadinanza a tutto e al contrario di tutto. Il "maanchismo" ha un limite.
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martedì, 28 ottobre 2008
Oggi al TG parlavano di non so quale Università, dove le manifestazioni studentesche non impedivano il regolare svolgimento delle lezioni. Ne parlavano come di una novità. Io esigo il copyright dell'idea, perché ho allestito e gestito una "occupazione" di questo tipo esattamente undici anni e mezzo fa.
Ma c'è un però: non tutte le manifestazioni sono adatte a qualsiasi tipo di protesta. Noi protestavamo perché della nostra Facoltà non si sospettava l'esistenza neppure al ministero, e quindi era giusto far baccano anche con i professori, e intanto continuare a lavorare. Adesso credo che sia molto diverso.

È giusto manifestare contro la Gelmini, ma è giusto manifestare con i professori?
Mi spiego: la Gelmini taglia fondi, e sbaglia; sbaglia perché non è mai successo che un taglio abbia indotto comportamenti virtuosi da parte di un rettore come di qualsiasi dirigente di una istituzione pubblica. Ma gli sprechi ci sono, e sono quegli sprechi a permettere alla Gelmini di inserirsi nei bilanci delle Università come una ruspa in una montagna di merda.
Aggiungo che è giusto manifestare contro la Gelmini, ma non tanto per quello che fa: piuttosto, per quello che nonfa. Perché se ne strafotte di concorsi truccati, di esami di Stato farseschi (e sì che dovrebbe saperne!), dell'assenza di meritocrazia nell'accesso alla docenza e nel mantenimento del ruolo, dello scollamento tra gli anni della formazione accademica e il dopo professionale: si occupa soltanto di risparmiare quattro soldi. Non si occupa insomma di tutte quelle cosucce che due ministri del recente passato - Berlinguer e Mussi - provarono a fare: e non ci riuscirono, perché si trovarono contro la corporazione dei docenti universitari, i loro padrini politici, e troppi studenti malleabili e ingenui.

Allora, dopo l'"occupazione che non occupa" di undici anni e mezzo fa, oggi avrei in mente un'altra forma originale di protesta, se sedessi ancora su quei banchi. All'inizio di ogni lezione, si chieda al cattedratico di turno come ha ottenuto la docenza. Se non risponde, o se non convince, si alzano i tacchi e si va in Assemblea.
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categoria:politica, società
giovedì, 16 ottobre 2008
Sono un po' disorientato dalle polemiche relative alla mozione con cui la Lega Nord, in Parlamento, ha impegnato alla stesura di una legge per le "classi separate" per studenti extracomunitari di recente immigrazione.

Nello scorso novembre, in Consiglio Provinciale abbiamo approvato all'unanimità una mozione, risultante da modifiche - condivise - al testo originario di una consigliera di Forza Italia. L'oggetto era l'integrazione scolastica degli studenti stranieri di recentissima immigrazione, e si parlava tra le altre cose di "continuare i percorsi a latere, intrapresi già dall'anno scolastico 2005-2006 e coordinati dalla Provincia, per studenti stranieri delle scuole superiori con deficit linguistici, così da non compromettere il regolare svolgimento del percorso scolastico", per poi invocare maggiori finanziamenti all'uopo.
Cosa significa questo? Che i percorsi di graduale introduzione degli stranieri nel meccanismo scolastico c'erano già per le scuole superiori, almeno in quegli enti come la nostra Provincia che avevano avuto la lungimiranza di istituirli. C'erano, e ci sono, e ci saranno perché in una scuola superiore è evidente che l'arrivo di un solo studente non italofono crei problemi a tutta la classe; non c'erano e non ci sono per le scuole elementari, poiché a quell'età l'apprendimento linguistico è più facile, e perché il confronto con una "diversità" linguistica non solo non rallenta, ma anzi aiuta il percorso formativo dei fanciulli.

Perché il dibattito "romano" mi disorienta? Perché è completamente falsato da dati ideologici di partenza. Da un lato, la Lega che invoca "classi separate" anche per le elementari, celando la reale volontà di rifiutare il multiculturalismo; dall'altro lato, il PD che finge che il problema dell'integrazione linguistica graduale - per il bene di tutti - non esista, e finisce per contestare non già la lettera della mozione leghista, ma soltanto l'ideologia che ad essa soggiace. In mezzo, nessuno che si chieda in che modo e da chi questi percorsi integrativi - didatticamente corretti ed efficienti - possano e debbano essere finanziati.

In breve: ci sono dei problemi che esistono, oppure non esistono, ma non ci sono problemi di destra o di sinistra. Sono le soluzioni che, sempre, sono o di destra o di sinistra. Io invece vedo un PD che nega i problemi, e quindi non dà le soluzioni; e preferirei un PD che vedesse i problemi, e desse delle soluzioni di sinistra.
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categoria:politica, società
giovedì, 02 ottobre 2008
C'è una prima volta per tutto (o quasi). Per la prima volta la mia attività politica mi ha dato l'onore di ricevere insulti anonimi via e-mail. Insulti raffinati, eh? Vengo definito come "un lemure che si nutre di odio, corrotto tra i corrotti", che non è mica da tutti. Vedete un po' in che compagnia di giro mi sono messo...
L'origine dei fatti sta in questo intervento, il cui senso i cremonesi afferreranno al volo - e i forestieri con pochissima fatica.
Non credevo e non credo di meritarmi insulti, solo per aver ricordato quali siano i luoghi della democrazia interna ad un Partito; comunque ditemelo voi.

P.S.: scusate se per un po' non ho scritto. Ma per ricominciare alcune cose, ci vuole un po' di tempo...
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martedì, 12 agosto 2008
Padre che muori tutti i giorni un poco,
e ti scema la mente e più non vedi
con allargati occhi che i tuoi figli
e di te non t'accorgi e non rimpiangi,
se penso la fortezza con la quale
hai vissuto, il disprezzo c'hai portato
a tutto ciò che è piccolo e meschino,
sotto la rude scorza
l'istintiva poesia della tua anima,
il bene c'hai voluto alla tua madre
alla sorella ingrata, a nostra madre
morta,
tutta la vita tua sacrificata,
e poi ti guardo così come sei,
io mi torco in silenzio le mie mani.

Contro l'indifferenza della vita
vedo inutile anch'essa la virtù,
e provo forte come non ho mai
il senso della nostra solitudine.

Io voglio confessarmi a tutti, padre,
che ridi se mi vedi e tremi quando
d'una qualche attenzion ti faccio segno,
di quanto fui vigliacco verso te.

Benché il ricordo mi si alleggerisca,
che più giusto sarebbe mi pesasse
inconfessato sempre sopra il cuore.
E vivremo così in compagnia
dei maggiori fratelli, i fiumi e i boschi,
pacificati con la nostra sorte.

Perché ciò sia, sorella, io faccio patto
che il mio dolore duri quanto me,
anzi di giorno in giorno mi s'accresca.

Questo il sogno che faccio ad occhi aperti.

Camillo Sbarbaro
scritto alle 13:57 | Permalink | commenti
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venerdì, 25 luglio 2008
Un consiglio per le vostre letture estive: leggete il Rapporto Migrantes 2007, che è tremendamente istruttivo. Se avete confidenza col ministro Maroni, suggerite anche a lui di leggerlo, così magari eviteremo altre assurdità come l'odierna proclamazione dello "stato di emergenza" per la presenza di cittadini stranieri, come se si trattasse di un alluvione o di una invasione di cavallette di biblica memoria.

Se poi avete confidenza col ministro Maroni, ma non siete sicuri che egli sappia leggere un rapporto così lungo e complesso, indirizzatelo su questi due dati.
1) Austria 9,8%, Belgio 8,6%, Francia 5,6%, Germania 8,8%, Spagna 9,1%, Gran Bretagna 5,2%, Italia 3,9%. Non sono numeri per il lotto: sono le stime sulla presenza effettiva di cittadini stranieri nei principali paesi europei. L'Italia è l'ultima, di gran lunga, eppure è la prima a decretare un'emergenza nazionale. Ammettendo che ci sia un'emergenza, non sarà forse che essa deriva semplicemente dall'incapacità del Governo di gestire un fenomeno così complesso?
2) Gli sbarchi lampedusani, o in altri luoghi, sono senz'altro un problema umanitario; troppo spesso, essi sono una catastrofe umanitaria. Ma solo il 13% dei cittadini stranieri clandestinamente soggiornanti in Italia sono arrivati via mare, con le carrette libiche. Il restante 87% ha trovato - per fortuna sua - un modo più sicuro. Ci fosse anche un raddoppio degli sbarchi sulle coste (e non mi pare), i tre quarti dei clandestini continuerebbero a non arrivare via mare.

Eppure, noi abbiamo l'emergenza nazionale: finalmente abbiamo trovato un nemico su cui scaricare tutte le nostre insicurezze, le nostre colpe, le nostre incapacità, e vuoi perdere l'occasione di dare la colpa allo Straniero?
Più che "nazionale", a me sembra un grave momento di emergenza democratica.


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categoria:politica, società
venerdì, 18 luglio 2008
Anche quest'anno, grandi retate al Tour de France: i ciclisti non hanno smesso di doparsi, e finiscono in gendarmeria. E giù fiumi di parole sul ciclismo malato, e l'eterno rimpianto dei campioni del passato, come se soltanto il ciclismo fosse malato. A nessuno viene un piccolo dubbio: che se si usassero la medesima forza e il medesimo impegno contro il doping negli altri sport, forse e probabilmente si troverebbe di peggio.
Ma la forza del luogo comune è inesauribile: il ciclismo è malato, gli altri sport sono sani fino a prova contraria. Poco importa che qualsiasi piccolo dirigente sportivo di provincia sappia che le sostanze dopanti sono diffuse finanche nelle attività non agonistiche, che le palestre di tutta Italia sono spesso centro di smistamento di steroidi, che sostanze dannose e proibite girano negli spogliatoi dei più piccoli campetti di calcio: questo facciamo finta di non vederlo, e i risultati dell'impegno anti doping nel ciclismo ci confortano, ci fanno fingere di essere convinti che il problema sia limitato alle due ruote.
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